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  • Lucrezia Tomberli

Kintsugi: riparare con l'oro le fratture. Riflessioni di arte e psicologia.


“Le nostre ferite sono spesso le aperture nella parte migliore e più bella di noi" (David Richo)

Cosa è il Kintsugi?


E' un'antica pratica giapponese che consiste nell'aggiustare ciò che si è rotto con oro o argento per renderlo ancora più bello.


La frattura non viene "ricomposta" in modo che non si veda, ma viene esaltata attraverso queste rifiniture, affinchè la ceramica sia ancora più preziosa.


Il Kintsugi suggerisce che:
  1. La "frattura" non è la fine di qualcosa, ma è un momento di valore dal quale imparare

  2.  La vita non è solo "perfezione", ma è fatta anche da "fratture" e momenti emotivamente difficili, che ci danno la sensazione di "essere rotti", di "essere in mille pezzi"

  3. Possiamo imparare ad accettare le nostre ferite e "fratture"

  4. Le nostre "cicatrici" possono diventare bellezzeda tenere con noi


In che modo l'arte Kintsugi si coniuga con la psicologia?

Il sociologo Bury(1982) ricorda che anche la vita è fatta da numerose fratture, a volte circoscritte, a volte più diffuse;le persone sperimentano nell'arco della vita delle "rotture biografiche"particolarmente difficili da affrontare e, talvolta, dolorose. Si parla di "rottura autobiografica" per riferirsi aquelle fratture nella nostra storia che sentiamo di sperimentare quando ci accade qualcosa che proprio non ci eravamo immaginati(es. una malattia cronica o un incidente) oppurequando facciamo qualcosa che ci sembra "incredibile" per come siamo fatti.Sperimentiamo questa "rottura" nel momento in cui sentiamo che "da quel momento in poi, tutto è cambiato"


George Kelly, che è stato uno psicologo (e non solo!), sottolinea l'importanza dell'esperienza personale di ciascuno di noi e quanto sia fondamentale per la persona continuare a fare "esperienza" tenendo conto del proprio vissuto.


Fondamentale per Kelly è la rielaborazione della propria esperienza, ovvero come ognuno di noi si "racconta" la propria vita ed interpreta che cosa gli accade.


In questo senso, la rielaborazione della propria esperienza e "narrazione della propria vita" somigliano alla pratica giapponese Kitsugi: rielaborare i propri vissuti grazie alla psicologia non significa considerarsi "sbagliati" e pensare di dover essere "aggiustati", quanto piuttosto di "sentirsi frantumati" e voler fare qualcosa con quella sensazione di "frattura", rendendola parte della nostra storia e del nostro vissuto, e quindi riconoscendone la preziosità per la persona che ad oggi siamo.


... e quindi "Che fare"?


Leggere la psicologia nella prospettiva dell'arte Kitsugi non significa accettare passivamente le proprie "ferite", quanto piuttosto "farci qualcosa", porci delle domande che senza quelle ferite non ci saremmo posti!


Vi propongo una piccola attività per sperimentare questa disciplina artistica su di voi.


Sperimentiamo insieme!
  • Prova a pensare ad una "ferita dell'anima" per te particolarmente significativa...ad esempio quella volta che ti sei sentito/a tradito/a da un amico o dal partner, oppure una delusione di lavoro particolarmente significativa ecc...

  • Osserva questa ferita in tutti i suoi dettagli: cosa è successo che ti ha fatto/a sentire così ferito/a?

  • Chiediti che persona sei diventato/a dopo questa esperienza. E' cambiato qualcosa in te? Non importa che, ai tuoi occhi, sia cambiato in meglio o in peggio, importa che tu senta che "da quel momento, molto o tutto è cambiato" (ad esempio: nel modo di relazionarsi con l'altro, nell'impegno investito nel lavoro ecc...)

  • Rifletti sul fatto che questa "ferita" non sia altro che un'esperienza, e come tale faccia parte di tutto il bagaglio di esperienze che ogni giorno ci portiamo dietro.

  • Adesso rigira la domanda del punto 3. Che persona NON saresti se non avessi avuto quella esperienza? Cosa ti saresti persodi te? Quali aspetti di te non avresti mai conosciuto senza quella specifica esperienza? Pensi sia possibile trasformare questo vissuto in una sorta di kitsugi ed allenarti a vederne l' "altra faccia della medaglia"?

Ricordiamoci che anche l'esperienza dolorosa è un'esperienza degna di significato, dalla quale possiamo imparare moltissimo.
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